Emergenza acqua a Roma. Una guerra tra poveri, figlia di cattiva gestione e mancanza di sguardo verso il futuro

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Da sabato prossimo almeno un terzo dei romani, a turni alterni ma continuativi, sia diurni che notturni della durata di 8 ore, subiranno il razionamento dell’ acqua. Al Sindaco Alemanno la neve creò più di un problema, la Raggi ora deve fare i conti con la siccità, salvo un soccorso, che appare molto improbabile, del buon Dio.

L’annuncio  del Presidente della Regione Lazio di sospendere il prelievo dell’acqua del lago di Bracciano per preservarne il bacino provato anche dalla lunga siccità apre nella città e, più in là, in tutta la città metropolitana un importante e delicato dibattito ad ogni livello (bar e Parlamento), innescando una vera e propria guerra tra poveri, dove a farne le spese sono, come quasi sempre accade, i cittadini, vittime di una cattiva gestione e del cronico difetto della politica di “non saper guardare al futuro” prima che ai propri interessi.

L’ordinanza di Zingaretti.  Il governatore del Lazio ha spiegato che

purtroppo è una tragedia. Il livello del lago di Bracciano si è abbassato con il rischio di catastrofe ambientale fino a questo evento. Abbiamo tempo sette giorni per trovare tutte le possibilità al fine di limitare al massimo il disagio per i cittadini, ma è sbagliato chiudere gli occhi. Il problema c’è ed è grave. Sta finendo l’acqua a Roma“.

Zingaretti  ha poi aggiunto che Acea preleva dal lago di Bracciano solo l’8% di tutto il fabbisogno e quindi, a suo stesso dire, una quantità non importante dell’acqua. Non è mancata poi una breve polemica di politica internazionale verso il Presidente USA:

Mi piacerebbe invitare qui Donald Trump per fargli capire cosa significa non rispettare gli accordi sul clima“.

Immediata la reazione della Sindaca Raggi.  Virginia Raggi, consapevole di giocarsi in questi giorni di gran caldo (metereologico e politico) una importante fetta del suo consenso, ha prontamente dichiarato:  

Chiamerò oggi stesso la Regione e Acea per convocare quanto prima un tavolo in Campidoglio per superare qualunque tipo di visione politica o di strumentalizzazione. Questo incontro tutti insieme è molto importante”

ha detto la sindaca di Roma a Il Messagero, Virginia Raggi a Messaggero Tv.

 «Bisogna trovare delle risorse e delle soluzioni concrete immediatamente, nel breve, medio o lungo periodo.. Da questo punto di vista posso dire da un lato che è inaccettabile che oltre un milione e mezzo di romani rimangano senz’acqua

Ha poi subito messo le mani avanti facendo notare che immediatamente all’indomani del cambio di governance di Acea c’è stata un’inversione di tendenza mediante immediati investimenti sulle reti e riducendo  la captazione dal lago di Bracciano di oltre 600 litri al secondo. Alla domanda del conduttore che le chiedeva se fosse vero quanto sostenuto dal Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, che le scorte d’acqua a Roma stessero finendo, la sindaca ha risposto: «Non credo che sia questo il punto, noi dobbiamo lavorare per capire come ridurre le captazioni dal lago di Bracciano e come assicurare il servizio idrico a tutti i romani». Si terrà tra mercoledì e giovedì una riunione dell’osservatorio permanente sugli usi idrici dell’Appennino centrale al ministero dell’Ambiente. L’incontro già previsto, assume particolare rilievo alla luce della crisi idrica e dello spettro “acqua razionata” a Roma che si vuol scongiurare. Oltre ai tecnici della Regione Lazio, Acea Ato 2, autorità di bacino, probabilmente vi parteciperà anche il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti in persona.

Sono circa duecento invece i “nasoni”, le storiche fontanelle di Roma, chiuse fino ad ora dall’ Acea in città. La misura è  adottata per fronteggiare la persistente crisi idrica. Il ritmo di chiusura delle fontanelle è fissato in una trentina al giorno, compatibilmente con l’analisi e le pressioni locali. Il piano della multi-utility sui nasoni è temporaneo e parziale ovvero non si arriverà a chiudere tutte le fontane della città ma solo una parte.

«Chiedo ad Acea, che è l’ente gestore, di formalizzare una proposta alternativa». È quanto  ha affermato  il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti:  «Se è vero che veniva prelevato un millimetro al giorno dire poi che bisogna levare l’acqua per otto ore a gran parte dei romani è una esagerazione. Io non ho mai fatto polemiche, non le farò mai specie su temi così delicati».

Una polemica tutta “grillina”. La Anselmo, Sindaca di Anguillara Sabazia contro Virginia Raggi. “La Raggi? Alle riunioni sul lago di Bracciano non è mai venuta”. Sabrina Anselmo, sindaca M5S di Anguillara Sabazia, comune che insieme a Bracciano, Trevignano e Roma, costituisce il Consorzio del lago di Bracciano, dalle colonne de La Stampa, attacca il sindaco della Capitale, Virginia Raggi sull’emergenza siccità

Da novembre abbiamo allertato i tavoli con i rappresentanti di Acea sul territorio. Poi a marzo sono cominciate le riunioni periodiche in regione. Gli attori c’erano tutti, Acea, la Regione, l’unico sempre assente – attacca la Anselmo – è stato la Città Metropolitana (guidata da Virginia Raggi), che non si è mai presentata”.

La sindaca di Anguillara accusa la Raggi di negligenza e dice:

“Se è venuta, io non l’ho mai saputo. Non so se la cosa sia stata presa sottogamba, o se sia stata delegata Acea a gestire la situazione. Fatto sta che è stata gestita malissimo. Se da novembre si fossero presi i provvedimenti giusti, magari si sarebbero salvati quei 40 centimetri che a noi avrebbero fatto la differenza. Questo non prendere mai in considerazione la realtà dei fatti mi amareggia. Acea a volte è venuta ai tavoli anche con arroganza”.

La Anselmo ricorda che la Raggi:

“disse che conosceva bene il problema, che si sarebbe attivata per risolverlo” e aggiunge: “Capisco perfettamente che un sindaco sale su un treno in corsa. Però un piano più tempestivo non avrebbe portato a questi risultati”.

La posizione di Acea Ato2, società che gestisce il servizio idrico integrato a Roma e nei comuni della provincia. «Ii prelievi attuali effettuati allago di Bracciano assicurano 1100 litri al secondo, pari ad una fornitura di circa 400mila persone per l’ intera giornata (300 litri al giorno in media per ogni residente). La Regione, azzerando questo approvvigionamento, ci obbliga a dover spalmare il minor afflusso in rete su 3 turni da 8 ore, razionando l’ acqua a fasi alterne ma continuative per aree omogenee. Sappiamo bene quali pesantissimi disagi subiranno tutti i servizi primari, le attività produttive e turistiche, i palazzi delle istituzioni, lo Stato Vaticano. Ma questo è inevitabile, e non dipende certo da noi. Così non faremo certo un bene all’immagine internazionale dell’Italia e della capitale del Paese».

Il Lago di Bracciano sta sparendo e la questione riguarda anche i comuni del comprensorio sabatino  . Si sta prosciugando giorno dopo giorno. Negli ultimi mesi, il livello delle acque si sta abbassando a vista d’occhio. L’allarme nei comuni che sorgono attorno al bacino idrico è da vera e propria emergenza e per questi è evidente la responsabilità di Acea Ato 2 incolpata di utilizzare le acque del lago per alimentare gli acquedotti di Roma e Civitavecchia. Un problema che ritorna, bloccando l’attenzione di cittadini e operatori di settore sullo zero idrometrico, di 163,04 metri sul livello del mare. Che quest’anno, complici le scarse piogge, va giù rapidamente di settimana in settimana. Acea, va ricordato, dal 1990 ha ottenuto concessione dal Ministero dei Lavori Pubblici per utilizzare il lago come riserva idrica del Comune di Roma. Nel documento è riportata l’autorizzazione di prelevare una quantità minima di acqua fissata in 1.100 l/s, fino a un massimo «in casi eccezionali» di 5.000 l/s.

Il caso è arrivato anche in Parlamento per bocca del deputato dem Emiliano Minnucci, che ha presentato un’interrogazione ai Ministri Galletti e Delrio. «Il dramma sono i continui prelievi effettuati da Acea Ato 2: quello che sta accadendo al Lago di Bracciano ha dell’incredibile», accusa Minnucci. «Il lago rischia di morire a causa della condotta scellerata di Acea che, senza considerare la scarsità delle piogge, continua a prelevare le acque anche con punte di 2.500 litri/secondo, rischiando di compromettere l’equilibrio idrico del bacino. Per Acea il nostro lago è un pozzo senza fondo e questo non è più tollerabile: dobbiamo fermare questa logica di sfruttamento perpetrata dal gestore del servizio idrico integrato che, invece di trovare soluzioni alternative anche attraverso nuovi piani di investimento, prosegue la sua irriverente azione di rifornimento da un bacino che è puramente di natura sorgiva. Il disastro ambientale è un vero rischio».

Qualche settimana fa ha avuto luogo una riunione tra il Consorzio del Lago di Bracciano ed Acea. Incontro nel corso del quale Acea Ato 2 ha sottolineato di «rispettare in pieno le contrattualistiche della Concessione per la gestione del servizio idrico stipulata nel giugno 1990», evidenziando che il Lago di Bracciano rappresenta per l’azienda capitolina «un bacino ed una risorsa da tutelare, non solo per i Comuni rivieraschi ma anche per Roma e per tutti i comuni che rientrano nella competenza di Ato 2». E rimarcando che «il vero problema non è la captazione, ma le eccezionali condizioni meteorologiche caratterizzate dalla scarsità di precipitazioni piovose».

Nel frattempo i cittadini del territorio, preoccupati, hanno lanciato alle autorità competenti una petizione online «per fermare la captazione dell’acqua dal lago». Si è mossa anche la Regione Lazio, che ha indetto una riunione pochi giorni fa tra i Comuni di Anguillara Sabazia, Bracciano, Trevignano Romano, il Consorzio Lago di Bracciano, il Parco Naturale di Bracciano e Martignano, il Servizio Geologico e Difesa del Suolo e Tutela acque, suolo e risorse idriche della Città Metropolitana di Roma Capitale, il Presidente di Acea Ato2, il Dipartimento di Biologia Ambientale della Università la Sapienza e i Dirigenti delle aree Conservazione e tutela qualità dell’ambiente, Conservazione e Gestione del Patrimonio Naturale e Governance del Sistema delle AANNPP. Da cui è emersa «la necessità comune di un’attività di monitoraggio unita ad una programmazione di interventi strutturali». Intanto, il livello delle acque è sceso di altri 10 centimetri. Da -1.2 a -1.3 metri.

Per approfondire la tematica rimandiamo ad un ottimo articolo di E. Perugini sul ”Perché questa è la peggiore crisi idrica di sempre per Roma” su sito www.agi.it. Scrive in apertura del suo pezzo “La storia del lago di Bracciano e della crisi idrica che sta mettendo in ginocchio Roma, è, col senno del poi, la storia di una tempesta perfetta. Riassumendola: mancata capacità di gestione; scarsa attenzione verso la gestione oculata delle risorse ambientali; scarsi investimenti; mancati adeguamenti infrastrutturali in un contesto in cui la popolazione in fuga da Roma è praticamente raddoppiata e, mutamenti climatici che sostengono una tra le più severe siccità mai registrate. Sono questi i fattori che, messi insieme, hanno contribuito a portare il lago sull’orlo della crisi ecologica che sta per asciugare i rubinetti dei romani.”

Da dove arriva l’acqua di Roma. L’approvvigionamento idrico, gestito da Acea, viene per l’85% da sorgenti, per il 12% da pozzi e per il 3% da fonti superficiali . A Roma arrivano ogni anno 500 milioni di metri cubi di acqua per dissetare, far lavare e, più in generale, tenere in vita 3,7 milioni di  persone. Sono sei le grandi sorgenti: Peschiera, Capore, Acqua Marcia, Acquoria , Salone Vergine, Simbrivio. I principali pozzi sono: Finocchio, Torre Angela, Pantano Borghese, Laurentino.

La dispersione è la vera causa dell’emergenza idrica. Negli ultimi anni gli sprechi di acqua sono aumentati: secondo l’ultimo dossier di Cittadinanzattiva sulla base di un calcolo di Legambiente, a Roma la dispersione di acqua nelle tubature di Acea era di appena il 25% nel 2007, poi è salita al 35% nel 2013 e adesso è arrivata al 45%.

La dispersione idrica fa perdere quasi la metà del flusso prelevato alla fonte per uso potabile. Le perdite reali ammontano al 44,1% dei 734 milioni di metri cubi captati nelle 210 fonti di approvvigionamento che riforniscono i quasi 4 milioni di utenti di Roma e degli altri 111 Comuni della provincia serviti da Acea Ato2. 2. Acqua che “evapora” lungo il tragitto che va dai 9 tra acquedotti e pozzi attivi e i 10 mila chilometri di rete idrica, colabrodo in troppi punti. Per tamponare la dispersione Acea Ato 2 sta individuando le perdite seguendo i rumori del flusso idrico. Come? Ricorrendo all’uso di «tecnologie all’avanguardia basate sul consolidato principio della correlazione dei rumori percepiti da sensori posti lungo le tubazioni, ma sorprendentemente potenziate con l’aggiunta di moltissima informatica. In presenza di una perdita di acqua come noto si crea un rumore caratteristico che, digitalizzato e opportunamente manipolato con l’uso di strumenti informatici di recente introduzione, consente l’individuazione del punto esatto in cui la condotta presenta la perdita da rimuovere», puntualizza Acea Ato2. Grazie a questo sistema «abbiamo ottenuto un recupero di perdite stimato corrispondenti a 500 litri al secondo. Entro la fine dell’anno completeremo la mappatura delle perdite occulte. Ma Acea Ato 2 nell’ultimo triennio ha investito di più rispetto a quanto previsto nel piano: circa 40 milioni di euro in più nel solo 2016».

 

 

 

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