Family Day: il 30 gennaio al Circo Massimo per fermare le Unioni Civili. Chi ci sarà e chi no…

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Family Day: “Il popolo torna in piazza per difendere la famiglia. Dopo un lungo lavoro preparatorio, possiamo comunicare ufficialmente la data della nuova mobilitazione: sabato 30 gennaio si terrà a Roma una grande manifestazione di popolo a difesa della famiglia e del diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà”. Con queste parole il comitato “Difendiamo i nostri figli“, che riunisce diverse associazioni e movimenti pro life, ha annunciato la data del prossimo Family Day a favore della famiglia di fronte alle proposte del governo di varare la legge sulle Unioni Civili. Così, a sette mesi dall’ultima manifestazione avvenuta a Roma il 20 giugno scorso, le famiglie tornano in piazza per chiedere di essere ascoltate da un governo che sembra intenzionato a porre la parola fine alle discussioni approvando definitivamente nelle prossime settimane il cosiddetto “matrimonio” gay e le adozioni da parte delle coppie omosessuali.

LE PRESSIONI DEL PENSIERO UNICO: DA REPUBBLICA AL MESSAGGERO

In questo periodo i quotidiani nazionali si sono schierati in blocco a favore del disegno di legge 2081 firmato da Monica Cirinnà, a favore delle unioni tra persone dello stesso sesso e delle adozioni a coppie omosessuali. Lo hanno fatto pubblicando le storie di “famiglie arcobaleno” che si sono avvalse della pratica dell’utero in affitto per soddisfare i desideri di paternità e maternità, lo hanno fatto con articoli, interviste e opinioni di personaggi di spicco del mondo scientifico e dello spettacolo favorevoli all’approvazione delle Unioni Civili e delle adozioni omosessuali. La Repubblica e Il Corriere della Sera in primis, ma anche La Stampa, Il Messaggero e altri quotidiani hanno cercato di sensibilizzare gli italiani, offrendo una visione edulcorata realtà facendo leva sul sentimento per favorire i “diritti” individuali degli adulti. Ciò nonostante i diversi sondaggi promossi tra i cittadini italiani hanno dimostrato una netta opposizione al disegno di legge sulle Unioni Civili, in particolare all’adozione da parte di coppie omosessuali e alla pratica della “maternità surrogata”. La maggioranza degli italiani è dunque contrario al tentativo di equiparazione delle unioni omosessuali col matrimonio tra uomo e donna ma soprattutto all’idea di privare un bimbo della mamma o del papà e di incentivare la pratica dell’utero in affitto.

In questi giorni Il Messaggero ha sorprendentemente definito il Family Day del 20 giugno “un grande flop” che ha radunato “pochissime persone” a causa del mancato appoggio della CEI. L’espressione ha sorpreso il mondo pro-life testimone di un ben altro spettacolo: la spettacolare manifestazione che ha portato un milione di persone in piazza nonostante delle condizioni meteorologiche a dir poco sfavorevoli (un violento nubifragio e pioggia battente prima, durante e dopo l’incontro). Un successo strepitoso se si pensa che la manifestazione fu organizzata in pochissimo tempo da un comitato creato solamente un mese prima dell’evento.

CONTRO LE UNIONI CIVILI E LE ADOZIONI OMOSESSUALI

Ciò che desta preoccupazione è proprio il riconoscimento delle unioni civili tra coppie dello stesso sesso, equiparate de facto alla famiglia “naturale”. Una volta approvata, la legge riconoscerebbe anche alle coppie omosessuali il diritto all’adozione del figlio biologico del partner (stepchild adoption) e aprirebbe le porte alla pratica – inevitabile tra le coppie dello stesso sesso che desiderino contrastare la naturale infertilità – della cosiddetta “maternità surrogata” (“utero in affitto”). E’ per questo che le famiglie scenderanno nuovamente in piazza per il diritto di ogni bambino ad avere una mamma (femmina) e un papà (maschio) e contro la pratica dell’utero in affitto che, di fatto, mercifica il corpo della donna e la vita dei bambini per soddisfare, dietro profumato compenso, presunti diritti di terzi e quarti… A proposito delle adozioni, Massimo Gandolfini, presidente del Comitato “Difendiamo i nostri figli” ha precisato che “L’85% degli italiani non vuole le adozioni gay, lo stepchild e l’affido rafforzato. Sono tutti dei loschi e biechi tentativi di far passare un’abominevole condizione per la quale il bambino viene comprato e il suo diritto ad avere un papà e una mamma viene totalmente oscurato” . “Speriamo – continua Gandolfini – che il premier Renzi si renda conto che, per una legge così contrastata e delicata, serva un tempo di ripensamento, senza dover portare a casa degli scoop politici sulle riforme”

GIUGNO 2015: I TENTENNAMENTI DELLA CEI, IL SILENZIO DI AVVENIRE 

A differenza del raduno dello scorso anno, questa volta la manifestazione potrà contare con l’esplicito sostegno della Conferenza Episcopale Italiana. Lo scorso 20 giugno infatti l’imbarazzante silenzio dei vescovi nazionali (chiamati ad essere una guida morale per il popolo, per lo meno per i cattolici) fu interrotto solamente dalle parole del segretario della CEI mons. Nunzio Galantino che in un primo momento sembrò prendere le distanze dalla modalità della protesta (e dunque dalla manifestazione in piazza) creando sconcerto tra i cattolici manifestanti e non poche polemiche tra gli organizzatori. Fatto sta che la CEI mantenne in quella occasione un atteggiamento freddo e distaccato e il 20 giugno non si vide nessun porporato tra le centinaia di migliaia di persone che sfidarono l’insolita pioggia sul prato di piazza san Giovanni. A questo riguardo fu indicativo il silenzio del quotidiano dei vescovi, Avvenire, che il giorno della manifestazione decise di occuparsi in prima pagina delle “slot machine”. Da parte dei vescovi italiani, in questi mesi, pochissime voci si sono alzate per sostenere le famiglie contro gli attacchi del Governo, mentre lo scivolone di mons. Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, che al telefono sosteneva (un finto) Renzi (“avanti su tutto!”) ha rafforzato l’idea di un abbandono da parte delle gerarchie ecclesiastiche, piuttosto interessate nel mantenere buoni rapporti col governo dei “cattolici” democratici.

GENNAIO 2016: LA CARICA DEL CARDINALE BAGNASCO.

Quest’anno invece i toni sembrano cambiati e a metterci la faccia è lo stesso presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, che ha coraggiosamente parlato di una “manifestazione condivisibile e assolutamente necessaria“. L’arcivescovo di Genova – che ha costretto persino l’Avvenire a cambiare rotta – ha dichiarato inoltre che il progetto di legge sulle Unioni Civili denota una “grave distrazione del Governo” Renzi dai veri problemi che il paese è chiamato ad affrontare. Sul DDL Cirinnà infatti “Ci sono diverse considerazioni da fare ma la più importante è che mi sembra una grande distrazione da parte del Parlamento rispetto ai veri problemi dell’Italia: creare posti di lavoro, dare sicurezza sociale, ristabilire il welfare”. “Noi vediamo nelle nostre parrocchie una grandissima coda di disoccupati, inoccupati, di gente disperata che non sa come portare avanti giorno per giorno la propria famiglia. Di fronte a questa situazione tanto accanimento su determinati punti che impegnano il governo e lo mettono in continua fibrillazione mi pare che sia una distrazione grave e irresponsabile”.

I PARTECIPANTI: NON SOLO NEOCATECUMENALI

Al Family Day del 30 gennaio saranno presenti tutte le associazioni e i movimenti presenti all’ultimo appuntamento di Giugno quando si radunarono circa un milione di persone contro l’introduzione dell’ideologia gender nelle scuole, il DDL Scalfarotto e il DDL Cirinnà. Non mancheranno i movimenti pro-life come Movimento per la Vita, Comitato Articolo 26, Manif Pour Tous – Generazione Famiglia, Non si tocca la Famiglia, Voglio la Mamma… ma anche Le Sentinelle In Piedi, Alleanza Cattolica, Identità Cristiana, Giuristi per la Vita, Rinnovamento nello Spirito, la Comunità Giovanni XXIII, assieme a singoli cattolici e famiglie di diverso credo religioso. Lo scorso 20 giugno infatti arrivarono adesioni da parte delle comunità ebraica e musulmana. In grande massa parteciperanno nuovamente i componenti del Cammino Neocatecumenale, già protagonisti della scorso Family Day con migliaia di famiglie, giovani e bambini. Diramato in tutto il territorio nazionale il Cammino Neocatecumenale è oggi uno dei i movimenti più vivi presenti nelle parrocchie italiane e conta al suo interno (in tempi di crisi in cui la frequenza alla messa domenicale è ai minimi storici) con molte famiglie, giovani, vocazioni sacerdotali e religiose e famiglie in missione. In un’intervista rilasciata a Zenit nei giorni scorsi l’iniziatore del Cammino, Kiko Argüello, ha affermato di aver ricevuto una telefonata dal cardinale Angelo Bagnasco che gli chiedeva di riempire la piazza del 30 gennaio convocando tutte le comunità d’Italia. Contro il DDL Cirinnà si è schierato anche il Forum delle Famiglie nonostante nei giorni scorsi il nuovo presidente del Forum, Gigi de Palo, ha definito il Family Day del 2007 un “grande fallimento”: un improbabile rilettura del Family Day  guidato dalla CEI del cardinale Ruini che ha destato sorpresa e qualche malumore tra i cattolici.

GLI ASSENTI: NON SOLO I VESCOVI (CL, SANT’EGIDIO e FORUM FAMIGLIE…)

Nonostante la carica del presidente della CEI difficilmente le famiglie condivideranno le dissestate zolle  del Circo Massimo e il freddo di queste settimane con i vescovi diocesani o, tanto meno, curiali. Ma i vescovi non saranno gli unici assenti. Ancora una volta mancheranno all’appello i vertici di Comunione e Liberazione che preferiscono il dialogo politico (dove sono già ben inseriti) alla pubblica manifestazione che potrebbe logorare qualche buon rapporto: già lo scorso anno si defilarono dissociandosi dalla manifestazione e preferendo, alla piazza, “un tavolo sul quale le proprie ragioni”. Lo scorso anno mancarono ufficialmente all’appuntamento anche i Focolarini e la Comunità di Sant’Egidio (probabilmente per fedeltà al governo democristiano di Renzi).

MODALITA’: NIENTE MARCIA SU ROMA, L’APPUNTAMENTO E’ AL CIRCO MASSIMO.

L’appuntamento è dunque per la mattina del 30 gennaio direttamente al Circo Massimo (a partire dalle ore 12,00). Si legge infatti in un nuovo comunicato del Comitato “Difendiamo i nostri figli” che: “le enormi adesioni che arrivano da tutta Italia hanno reso troppo piccola piazza San Giovanni”. Esclusa, per motivi di sicurezza, la possibilità di una marcia, inizialmente prevista dal Circo Massimo a San Giovanni in Laterano. L’aggressività di molti gruppi anticristiani e militanti LGBT è nota a chi frequenta i social network e la possibilità di dimostrazioni o contromanifestazioni lungo la marcia ha costretto gli organizzatori a un atteggiamento di prudenza riunendo le famiglie direttamente nel luogo dell’incontro. Il presidente del comitato organizzatore,Massimo Gandolfini, ha assicurato che il 30 giugno ci saranno più persone di quelle riunitesi il 20 giugno.

5 COMMENTS

  1. […] Sabato 30 gennaio da Nord a Sud scenderemo in strada e ci raduneremo al Circo Massimo, dove scorse il sangue di tanti martiri cristiani. Lo faremo per ribadire che la famiglia è una sola, che i figli nascono da un padre e da una madre, che tutti i sofismi, le menzogne e le pressioni della lobby omosessualista e dei suoi mandanti non riusciranno ad oscurare queste verità. Pur non avendo mezzi di comunicazione a disposizione, abbiamo il nostro corpo, la nostra faccia, la nostra voce. Non c’è altro modo di cambiare la storia se non quella di riscriverla personalmente mettendoci la faccia. […]

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