La bussola della Dottrina Sociale della Chiesa per una politica “pulita”

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Bellezza e politica. Due parole che possono convivere. Lunedì 13 aprile presso il Collegio Apostolico Leoniano è stato presentato il primo Corso di Formazione Politica basato sulla Dottrina Sociale della Chiesa organizzato dall’Associazione Identità Cristiana. In apertura il saluto di Padre Alberto Vernaschi del Collegio Apostolico Leonianosede del corso.

Coniugare estetica e politica non è un’idea azzardata ma l’obiettivo primario che il corso vuole raggiungere”: con queste parole, con emozione e sano orgoglio, Paolo Voltaggio, Presidente di Identità Cristiana, ha dato il benvenuto agli oltre sessanta corsisti, ai relatori presenti e agli uditori. “Che idea abbiamo della politica? E’ bella? E’ brutta? E’ sporca? E’ per gli altri e non è per te? C’è o ci può essere un’armonia, una bellezza nella politica, così come è bella un’opera d’arte o la natura”. Questa la domanda provocatoria alla quale il corso, nel bene e nel male, cercherà di dare una risposta.

Raccogliere le sfide della modernità. Paolo Maria Floris, nel suo ruolo di moderatore, ha ricordato che la Chiesa ha accolto la sfida della modernità e si è assunta il ruolo di utilizzare dialetticamente i mezzi della modernità per combattere attraverso la retta ragione su un piano di parità. “Di queste la massima rappresentazione è la Dottrina Sociale della Chiesa” che nasce con la Rerum Novarum (Le cose nuove), enciclica promulgata da Leone XIII, al quale, non a caso, è legato il  luogo che ospita il corso. Questo Magistero ha avuto un formidabile sviluppo durante il Concilio Vaticano II e da ultimo Papa Francesco ci ha ricordato la forza dell’evangelizzazione rispetto al mondo contemporaneo.  “Il Kerigma possiede un contenuto ineludibilmente sociale: nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita comunitaria e l’impegno con gli altri. Il contenuto del primo annuncio ha un’immediata ripercussione morale il cui centro è la carità. (Papa Francesco, Evangelii Gaudium n. 177). E’ dal Kerygma che il corso attinge per spingere alla “caritas” come elemento fondamentale di ogni relazione, compresa quella politica.

Un impegno nel mondo animato dalla speranza cristiana. Gianfranco Marcelli, giornalista di Avvenire, ha perfettamente inquadrato il senso complessivo del corso richiamando una delle preghiere delle Lodi Mattutine del giorno che terminava così “Fà, o Dio,  che il nostro impegno nel mondo sia animato dalla speranza cristiana”. In tanti anni di servizio nel giornalismo cattolico Marcelli ha ricordato di aver sempre sentito parlare della Dottrina Sociale della Chiesa ma di aver anche trovato sempre molto difficile darne una esatta definizione. La preghiera ricordata ai presenti sintetizza invece perfettamente cosa è la Dottrina Sociale della Chiesa. Ha poi concluso che un aiuto molto forte al senso vero del corso è il Giubileo appena indetto da Papa Francesco che ha ricordato che “tutta la Chiesa deve vivere in modo da non dimenticare la misericordia in tutte le declinazioni possibili … non cadere nell’indifferenza che umilia, nell’abitudinarietà che anestetizza l’anima e nel cinismo che distrugge”.  Siamo qui nel vivo della Dottrina Sociale della Chiesa.

Suggestioni solide in un mondo liquido. “La Politica assomiglia alle patate.” Claudio Gentili, Direttore della Rivista La Società ha con semplicità incredibile impostato la risposta alla domanda del corso introducendo una insolita similitudine: la politica & le patate. “Quando pensiamo alla patata non pensiamo mai che la patata è sporca,  sta sottoterra nei campi, quando la mangiamo l’ultimo pensiero che abbiamo è che nasca sporca. Così anche la politica è immersa nell’humus terreno della nostra condizione umana e la bellezza è solo una possibilità. Bene la Dottrina Sociale della Chiesa è un modo per pulirla”.

Ha poi ricordato le parole di Franco Bolgiani nella sua relazione al Primo dei convegni ecclesiali della Chiesa Italiana. Lì parlava del momento di bellezza della sintesi tra DSC e partito politico, preconizzando nel 1976 una politica brutta e di mero potere. Evidenziava come un partito nato per esprimere la DSC si stava trasformando in un partito di occupazione del potere. “Poi venne il 93 così per vent’anni il cattolico che faceva politica era considerato quasi appestato, possiamo chiamarlo il buco del ventennio, un vero cortocircuito tra politica e vangelo ha provocato come reazione il non impegno in politica” questo l’epilogo e la storia dei nostri giorni.

Ecco perché ha ribadito Gentili deve vedersi con estremo favore questo corso di formazione politica basato sulla Dottrina Sociale della Chiesa. “Sembra parola vecchia, che suona polverosa, oscurantista. La DSC non è ideologia, non è la comoda soluzione per dire io sono moderato.  Ma cosa è?”. Proprio San Giovanni Paolo ha contribuito a ridare spessore culturale e dignità teologica alla DSC ricordando che“la DSC è teologia morale”. Non è ricetta politica, ma è indirizzo etico che chiede laicamente soluzioni politiche.

Abbiamo una bussola che ci guida: la Dottrina Sociale della Chiesa. In questa bussola mettiamo al Nord i Principi e la Persona, al Sud il Bene Comune,  all’Est la Solidarietà, all’Ovest la Sussidiarietà. Dottrina Sociale che porta avanti una contro cultura rispetto a quella dominante e che va applicata ai casi concreti.”

Ha ricordato Gentili in conclusione che l’ideologia Gender ha lo stesso valore della sfida marxista e che la Chiesa non se ne è ancora accorta. “Hanno lo stesso presupposto cioè la giustizia, giustizia  tra padroni e schiavi, giustizia tra i sessi in nome dell’ingiustizia del maschilismo, il Marxismo eliminava la persona e le differenze”. Secondo il Direttore della Società non ha molto senso ”la riserva indiana dei cattolici”, serve piuttosto agire come  San Tommaso che, criticato da San Bonaventura di annacquare “il vino del pensiero di Cristo rispondeva che la sua opera era piuttosto quella di “trasformare l’acqua del pensiero laico nel vino del pensiero di Cristo”.

In conclusione Gentili ha ribadito l’urgenza della formazione. “Che bisogna fare di fronte a questa realtà? Un partito, una fondazione? L’unica ricetta è la formazione, senza formazione non si fa nessuna opera. I cattolici di Camaldoli hanno passato più di vent’anni a studiare. Noi non studiamo più, quindi  ben venga la formazione che non vuol dire rimandare l’azione ma prepararla meglio. Altrimenti ogni azione è destinata al fallimento”.

Tenere le finestre aperte allo Spirito Santo. Giuseppe Corigliano  (ingegnere, napoletano, saggista e molto attivo nella formazione giovanile e di comunicazione) ha evidenziato  come non sia una casualità che il Corso si tenga in un centro vincenziano.  “San Vincenzo de Paoli è quello che per primo ha pensato a qualcosa che somigliasse alla Previdenza Sociale, intesa come il venire incontro ad ogni esigenza in via continuativa”, e per far questo colse un grande risultato quello di mettere d’accordo le Dame di Francia che gli obbedivano. Gli Apostoli avevano visto Cristo Risorto eppure rimangono chiusi nel cenacolo. Solo dopo la discesa dello Spirito Santo si mettono in movimento. Punto di partenza, ha sottolineato Corigliano, è  tenere le finestre aperte allo Spirito Santo, come dire la riscoperta della nostra vita cristiana è fondamento per ogni azione. “Non dimentichiamo le letture sacre e non ultimi i libri del Papa emerito Ratzinger, pietre sulle quali fondare la costruzione della formazione sulla Dottrina Sociale della Chiesa. “Sine me nihil”;  è nulla non è qualcosa,  è niente!”.  Non dobbiamo intimidirci di fronte a questa società che da quanto la borghesia ha preso il potere non fa altro che intimidire la Chiesa.”

“La moltitudine di coloro che erano diventati credenti diventa un cuore solo e un’anima sola” e nessuno considerava sua proprietà ciò che gli apparteneva.” Questa è Dottrina Sociale della Chiesa, la prima cosa da fare è quindi lasciare la porte aperte allo Spirito Santo.

Proporre la verità con umiltà ma con convinzione. La carità infatti si compiace della verità. Corigliano ha poi letto importanti passi della Caritas in Veritate di Papa Ratzinger ricordando come la Carità nella Verità è  “forza propulsiva per l’intero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera”, forza straordinaria dell’amore indirizzata verso la giustizia e la pace, necessaria quindi per ogni azione di governo. Ha poi, forse come ammonimento ai corsisti, ricordato che Salomone alla richiesta del Signore “Tu che cosa vuoi?” rispose “la saggezza del governare, saper distinguere il bene dal male. “All’origine del governo c’è l’affinità tra la mens del legislatore e la legge di Dio. Ciò che è contrario alle legge di Dio non è legge”.

Ha concluso infine, citando  come esempio della possibilità di coniugare evangelizzazione e attività sociale e politica, l’abilità di San Paolo nella Lettera a Filemone in cui l’apostolo riesce ad essere “così  nobilmente ruffiano” da costringere Filemone a dare la libertà al suo schiavo Onesimo. Paolo non dà ordini a Filemone ma… lo lascia libero di agire, dicendogli che “presto lo verrà a trovare” …  impedendogli di dire di no.

Chi è stato presente ha sentito il profumo della bellezza della Dottrina Sociale della Chiesa. Sicuramente una buona partenza che premia lo sforzo di tutta la squadra che ha organizzato il Corso.

SAVE THE DATE! Appuntamento al 27 APRILE.  Dopo un lungo dibattito è stato dato appuntamento al 27 aprile quando sarà trattato il tema “EDUCAZIONE, CULTURA E SCUOLA (la sfida educativa rappresenta uno snodo centrale per la crescita sociale e politica della società). L’educazione dei bambini, dei ragazzi e degli adulti è in mano a educatori non sempre pronti a cogliere le attuali sfide. Gli educatori, spesso, sono oggetto di corsi di formazione che hanno come unica finalità un cambiamento radicale della antropologia umana, finalizzata al riconoscimento di generici “diritti”, senza avere a cuore le reali esigenze di chi deve essere educato.

E’ possibile per i cattolici rispondere a questa sfida educativa? E’ possibile proporre un modo diverso per porsi di fronte a bambini, ragazzi, adulti, senza che essi siano condizionati? “La verità vi farà liberi” (Gv. 8,32) . Crediamo questo? In che modo annunciare nella scuola, nelle Università questo mistero per cui la vera libertà proviene dalla Verità?

Risponderemo a queste domande grazia al contributo dei relatori: Moderatore: Fabrizio FESTUCCIA (Identità Cristiana)  Relatori: Pietro MARCIANI (Consulente Aziendale), Antonio MARZIALE (Sociologo e Presidente dell’ Osservatorio per i Diritti dei Minori), Cristiana CREMONA (Vice Preside),  Gabriele DI MARCO (Team Progetto Pioneer).   Testimonianze: Maria Rachele RUIU (La Manif Pour Tous Italia), Maria SCICCHITANO (madre), Giuseppe SCICCHITANO (Vice Presidente Commissione Scuola II Municipio).

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