La metro cade a pezzi sulla testa dei romani: un cancro nella capitale

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La metro di Roma cade a pezzi. Troppi i treni vecchi, sporchi, privi di aria condizionata, guasti o che non sono nelle condizioni di viaggiare in completa sicurezza.

Treni in pessime condizioni come quello che lo scorso giovedì sfrecciava (si fa per dire) sulla linea A in direzione Battistini. All’altezza della stazione Flaminio il silenzio dentro il penultimo vagone è stato improvvisamente interrotto da un urlo. Un passeggero si è visto cadere addosso un placca di ferro staccatasi dal tetto del treno. Fortuna ha voluto che il malcapitato passeggero non riportasse ferite e che, affermano i testimoni, due fermate prima, proprio da quella porta, sia uscita una mamma con un neonato nel passeggino! Increduli i passeggeri, sempre più consapevoli dei rischi che corrono nell’utilizzare le linee gestite dall’Atac.

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Scene di ordinaria follia come quando qualche giorno fa a Montesacro un autobus è andato in fiamme facendo fuggirei i passeggeri impauriti. Giornalmente i romani si trovano ad affrontare imprevisti dovuti a guasti, ritardi o malfunzionamento dei mezzi pubblici e delle strutture delle stazioni metro (scale, tornelli, macchinette per l’acquisto di biglietti…).

Forse perché ossequiosi verso il padrone e con l’intento di infangare l’attuale sindaco di Roma Virginia Raggi, il quotidiano filo governativo Il Corriere della Sera ha pubblicato un durissimo articolo che rivela la situazione di degrado in cui verte la metro romana dove i vandali, zingare e borseggiatori “lavorano” indisturbati, seguiti a vista dalle guardie che preferiscono non intervenire.

Furti, botte e molestie:In metrò a Roma tutti zitti

L’articolo è stato pubblicato subito dopo laggressione subita da un uomo romano reo di aver ricordato a due teppisti casertani che non era permesso fumare a bordo del treno. Il violento pestaggio è si è consumato sotto gli occhi degli altri passeggeri attoniti, alcuni si sono discostati in silenzio per salvare la pelle, altri sono fuggiti urlando, nessuno è intervenuto, nessuno ha prestato soccorso. I delinquenti sono scappati mentre lo sfortunato 37enne che non ha osservato quello che a Roma si conosce come “l’undicesimo comandamento” (tradotto in italiano “occuparsi degli affari propri e mai quelli altrui”) è finito in ospedale con trauma cranico e diverse lesioni.

img_20161001_084544È questo il biglietto da visita che Roma offre ai suoi turisti ed è questo il “servizio” che i romani sono costretti ad sopportare nell’attesa (o nella speranza) di tempi migliori. Negli ultimi anni, alla guida della Capitale, si sono susseguiti tre sindaci di tre diverse “cordate”, ma tutti e tre sono stati incapaci di offrire ai romani un servizio dignitoso ed efficace. Nel frattempo il prezzo del “servizio” è salito da € 1,00 a € 1,50, così come gli abbonamenti mensili e annuali che hanno subito forti rincari.  Alemanno, Marino e ora Raggi dimostrano che c’è poco da sperare nei sindaci e nelle loro giunte, nessuno vuole o riesce a mettere mano sul sistema di trasporto pubblico.

Ritardi, guasti, secchi per contenere le perdite d’acqua dai tetti, controsoffitti che vengono da soli, piccioni morti sui binari (come quello che da mesi si decompone lentamente a Conca d’Oro, metro B1)… I tunnel della metro a Roma non sono luoghi adatti a vecchi e bambini, poco adatti alle donne, assolutamente sconsigliati ai turisti, inadatti agli invalidi  e pericolosi per tutti.

A Roma di metro si muore, come è successo lo scorso anno nella stazione di Furio Camillo a un piccolo bambino caduto in un buco nero di 10 metri mentre cercava salvarsi dalla trappola di un ascensore rotto. Un ascensore rotto, un intervento arrabattato,  salvataggio di fortuna, un vano senza fondo, un bambino di 5 anni morto sul colpo sotto gli occhi increduli e disperati della madre.

A Roma di metro se non si muore si rischia di morire come quel giovane che è caduto sui binari e travolto dal treno in arrivo. Tentato suicidio, si dice.

A Roma di metro – se non si rischia di morire – si soffoca a causa di spintoni nelle resse create nei treni e in banchina a causa della scarsità di treni e delle lunghe attese dei passeggeri.

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La speranza dei romani è che presto qualcosa cambi, non tanto nelle strutture ma in chi ha la responsabilità di gestirle. Così ha auspicato il Vescovo di Roma, papa Francesco, nella sua ultima Lettera Enciclica Laudato Sii, dove ha parlato del sistema di trasporto pubblico come luogo di implicazione pratica dell’ecologia integrale che mette al centro l’uomo, il cittadino. “La qualità della vita nelle città è legata in larga parte ai trasporti” (LS 153), ha affermato il pontefice. Lui che a Buenos Aires, la metro la prendeva regolarmente, sa bene di cosa sta parlando.

Il riconoscimento della peculiare dignità dell’essere umano – afferma il Papa – molte volte contrasta con la vita caotica che devono condurre le persone nelle nostre città”. E ancora: “Molti specialisti concordano sulla necessità di dare priorità ai trasporti pubblici. Tuttavia alcune misure necessarie difficilmente saranno accettate in modo pacifico dalla società senza un miglioramento sostanziale di tali trasporti, che in molte città comporta un trattamento indegno delle persone a causa dell’affollamento, della scomodità o della scarsa frequenza dei servizi e dell’insicurezza” (LS 153). Speriamo che a Roma, qualcuno lo ascolti…

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